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Correva l’anno 1310 quando Filippo D’Angiò, Principe di Taranto, si trovava a Casevetere e volle andare a caccia nel bosco che circondava la Villa del Salvatore, chiamato Bosco di Rodio.

Tra i cacciatori vi era mastro Elia Marrese, il più esperto del gruppo. Camminando lungo la valle, Elia notò un cervo inginocchiato a dissetarsi presso una fontana. Scoccò una freccia per colpirlo, ma questa restò sospesa in aria e si rivolse contro di lui. Sbigottito, si avvicinò e vide che il cervo era genuflesso come in adorazione verso un cespuglio.

Accorso il principe con gli altri cacciatori, la selva fu diradata e i rami tagliati: apparve così una piccola grotta, e in fondo, dipinta a stile greco, l’Immagine di Maria Santissima con in braccio il Bambino.

Il principe si prostrò a terra con tutta la compagnia e volle che da allora l’immagine fosse venerata sotto il titolo di “Maria della Fontana”. Da quel momento il culto verso la Madonna della Fontana si diffuse in tutti i casali vicini.

L’invenzione avvenne il 14 settembre 1310. Il pontefice Giovanni XXII, con breve apostolico del 23 agosto 1332, concesse l’Indulgenza Plenaria a tutti i fedeli che avessero visitato l’Immagine ogni 14 settembre.